Ti alzi dal letto, fai due passi e la schiena sembra bloccata. Poi, man mano che ti muovi, il dolore si allenta un po’. Quando questo schema si ripete per settimane o mesi, soprattutto in un adulto giovane, può esserci qualcosa di diverso dal classico mal di schiena.
La spondiloartrite anchilosante è una malattia infiammatoria cronica che interessa soprattutto colonna vertebrale e articolazioni sacro iliache. Il problema non è solo il dolore: se trascurata, l’infiammazione può ridurre la mobilità e, nel tempo, favorire alterazioni strutturali.
I segnali che meritano attenzione
Il sintomo più tipico è il dolore lombare infiammatorio. Ha alcune caratteristiche precise:
- compare spesso prima dei 40 anni, spesso tra i 20 e i 30
- peggiora al mattino o dopo molte ore seduti o fermi
- migliora con il movimento
- si accompagna a rigidità che può durare oltre 30 minuti
Non riguarda sempre solo la schiena. Alcune persone riferiscono dolore ai glutei, ai talloni, oppure gonfiore di articolazioni periferiche. In certi casi compare anche la uveite, cioè un’infiammazione dell’occhio che provoca rossore, dolore e fastidio alla luce.
Chi lavora con pazienti o pratica fisioterapia nota spesso un dettaglio ricorrente: molti tendono ad attribuire questi sintomi alla postura o alla palestra, ritardando la visita specialistica.
Come si fa diagnosi
La diagnosi è del reumatologo e si basa su più elementi, non su un singolo esame.
Di solito si valutano:
- storia dei sintomi e visita clinica
- radiografie del bacino per cercare la sacroileite
- risonanza magnetica, utile anche nelle fasi iniziali
- esami del sangue, incluso HLA B27, che è frequente ma non presente in tutti
Per questo un HLA B27 positivo da solo non basta, e un test negativo non esclude la malattia.
I trattamenti più usati
Non esiste una cura definitiva, ma oggi si può controllare bene la malattia con un approccio precoce e personalizzato.
Le basi del trattamento sono:
- esercizio fisico regolare, stretching, nuoto e lavoro sulla postura
- fisioterapia, per mantenere flessibilità e comfort della colonna
- FANS, come ibuprofene o naprossene, spesso prima scelta
- analgesici, se il dolore persiste
- corticosteroidi, soprattutto con infiltrazioni locali nelle fasi acute
- farmaci biologici o inibitori JAK nei casi resistenti, secondo indicazione specialistica
- DMARD come sulfasalazina o metotrexato solo se c’è artrite periferica, perché sul rachide hanno utilità limitata
La chirurgia resta rara e si considera soprattutto quando ci sono danni articolari importanti.
Se il mal di schiena migliora muovendoti ma torna appena ti fermi, non trattarlo come un fastidio qualsiasi. Un controllo tempestivo può fare una differenza concreta nella mobilità, nel sonno e nella qualità della vita di ogni giorno.




